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Il bisfenolo A
è una sostanza ampiamente usata per le bottiglie in plastica, il
sottile film interno alle scatolette di cibi conservati, le
tettarelle per lattanti e le confezioni alimentari.
Se ne producono annualmente 2,8 milioni di tonnellate.
A quanto pare, già si sapeva che questa sostanza contaminava gli
alimenti con cui veniva a contatto, ed era sospettata di alterare
gli ormoni sessuali umani.
Ma ora uno studio ha scoperto che è collegata col cancro alla
prostata.
In particolare, l'assunzione nella dieta umana di quantità piccole
ma costanti di bisfenolo è particolarmente pericoloso nelle donne in
gravidanza, alterando in modo cruciale, ma invisibile, lo sviluppo
dei neonati.
La sostanza
provoca infatti alterazioni microscopiche nella prostata del feto,
che non sono riscontrabili alla nascita.
Gli effetti si fanno sentire con gli anni, nella terza età, con
ipertrofia delle prostata e tumore.
Le alterazioni possono causare anche malformazioni dell'uretra.
In Italia si registrano ogni anno 11 mila nuovi casi di cancro
prostatico, e 6.300 morti per questa patologia: è la seconda causa
di morte per cancro negli uomini, dopo il cancro al polmone.
Il 60% dei casi è concentrato nel nord del Paese, evidentemente più
«avanzato» e quindi più esposto al bisfenolo.
Nell'ancor più
«avanzata» Gran Bretagna, che ha una popolazione pari a quella italiana, i casi
nuovi di cancro alla prostata sono 27 mila all'anno.
Il fatto è che il bisfenolo è un estrogeno-simile, che «mima»
l'ormone femminile.
Piccolissime quantità di questa plastica bastano dunque, nella vita
fetale, a scombinare il sistema genitale dei maschi.
La scoperta è dovuta all'equipe del professor Frederick vom Saal,
che lavora all'Università del Missouri.
Il gruppo ha somministrato a topine gravide piccolissime quantità di
bisfenolo-A, mentre ad altre cavie è stato somministrato in pari
quantità dell'estradiolo, l'ormone usato nella pillola
contraccettiva.
Il test mirava a
verificare se certi danni alla prostata del neonato avvenivano
quando la madre, prendendo la pillola, restava accidentalmente
incinta. Invece la prova ha dimostrato che entrambe le sostanze
alteravano la prostata: e in quantità minime, molto minori di quelle
che gli esseri umani ingeriscono bevendo dalle bottiglie di
plastica.
E gli italiani sono i massimi consumatori mondiali di acqua
cosiddetta minerale: 184 litri a testa, per una spesa di circa 500
euro all'anno a famiglia (i tedeschi non arrivano a 145 litri ).
Spesso quest'acqua proclamata «minerale» viene dall'acquedotto
comunale; ed è di sicuro peggiore, perché contenuta in bottiglie
quasi sempre di plastica.
Maurizio Blondet
Note
Jonathan Leake, «Food wrap
linked to prostate cancer», Times on line, 1 maggio 2005 |