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"Se
l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbe
che quattro anni di vita"
Albert Einstein
Pochi si rendono conto che le api e i pipistrelli sono animali
fondamentali per l'intero ecosistema.
Non a caso rappresentano i due "animali polari" per eccellenza: le
api infatti rappresentano le forze solari e i pipistrelli quelle
lunari!
La loro diminuzione e peggio ancora scomparsa dovrebbe farci
riflettere tutti quanti per trovare una soluzione prima che sia
troppo tardi.

Benchè gli uni
siano mammiferi e gli altri insetti, pipistrelli ed api hanno sempre
avuto qualcosa in comune. Entrambi volano. Entrambi sono
indispensabili per l’agricoltura, i pipistrelli perché combattono
gli insetti nocivi (ciascuno di loro, d’estate, mangia insetti per
la metà del suo peso ogni giorno), le api perché necessarie ad
impollinare le culture.
Ora hanno un’altra cosa in comune: una malattia sconosciuta li
uccide a migliaia, portando le due specie sull’orlo dell’estinzione.
La moria dei pipistrelli è stata notata nei nordici e nevosi stati
di New York, Vermont e Massachusetts, le cui caverne o vecchie
miniere sono siti d’ibernazione dei mammiferi volanti (1). I
biologi dell’Environmental Conservation Department hanno tentato un
censimento in quattro grotte e miniere dello Stato di New York, e
calcolano che il 90% degli animaletti che vi avevano svernato in
letargo sono morti.
Li si vede
uscire in pieno giorno dalle caverne, in questo scorcio d’inverno -
i pipistrelli sani volano solo di notte e d’inverno dormono - e
morire sbattendo le ali nella neve. I piccoli corpi appaiono
anormalmente emaciati; spesso gli scienziati li hanno trovati
picchiettati da un fungo e con la polmonite, ma ritengono che queste
siano affezioni secondarie.
La malattia che li uccide - chiamata Sindrome del Naso Bianco - ha
causa sconosciuta: virus o batterio, intossicazione da inquinamento
o disordine metabolico; dieci laboratori americani stanno studiando
tutte le ipotesi, ma senza esito.
Il tasso di
mortalità è spaventoso: in una sola caverna presso Albany, dove
erano stati contati 15.584 pipistrelli nel 2005, se ne sono trovati
6.735 nel 2007 e appena 1.500 quest’inverno.
Alcuni studiosi sospettano che un pesticida introdotto di recente
per stroncare il West Nile virus (il virus del Nilo) possa essere la
causa della strage, sia per intossicazione diretta sia per cause
indirette, riducendo la popolazione di insetti di cui i mammiferi
volanti si nutrono.
Altri gruppi
stanno monitorando il comportamento degli insettivori durante il
letargo nella caverne con telecamere ad infrarossi, per vedere
quante volte si svegliano durante l’ibernazione, e misurare la
temperatura corporea del branco.
Il professor Thomas Kunz, biologo della Boston University, ha
studiato i resti dei pipistrelli uccisi dal misterioso male ed ha
notato che sono anormalmente magri, mancanti del grasso - specie del
cosiddetto «grasso bruno», una sorta di accumulo che si trova tra le
scapole, e che fornisce l’energia per il primo volo agli animali che
escono dal letargo. Le femmine, così magre, non raggiungono
l’ovulazione e quindi, anche se sopravvivono, non partoriscono
(nelle razze studiate, ogni femmina genera solo un figlio l’anno, il
che rende più vicina la prospettiva di estinzione).
Per contro, ben
poche ricerche sono state avviate e finanziate sulla strana malattia
che sta facendo scomparire le api, come hanno dichiarato i
proprietari di 22 apiarii di dieci Stati americani. Questi
allevatori di api si trovano ogni anno in California dove portano i
loro alveari durante la fioritura dei mandorli, sia per aiutare
l’impollinazione che darà i frutti, sia per ottenere un miele
pregiato.
Ora, scambiandosi le informazioni, hanno scoperto che il 37% delle
230.500 colonie che allevano è scomparso; l’anno precedente la
perdita era stata del 30% (2). Pochi vedono le api morire.
Apparentemente, la malattia, chiamata provvisoriamente Colony
Collapse Disorder, induce un comportamento anomalo e distruttivo: le
api operaie se ne volano via, abbandonando nell’alveare la regina
con le larve nei favi, e non si trovano più.

«Se morissero
le mucche la gente scenderebbe in piazza a chiedere finanziamenti
per lo studio del male», dice Jerry Hayes, l’entomologo del
Dipartimento dell’Agricoltura della Florida: «La gente crede che il
cibo gli venga dalle industrie. Ma le api impollinano un terzo delle
colture degli USA, che danno raccolti per 15 miliardi di dollari».
Oggi, gli apicoltori hanno portato un terzo di tutte le api
americane (le superstiti) per salvare il raccolto di mandorle in
California. In Florida, si attendono questi apicoltori con i loro
alveari per impollinare migliaia di ettari di aranceti, frutteti
vari e chiodi di garofano. E’ incerto se potranno farlo l’anno
prossimo. Lo stesso vale per i pipistrelli.
«La presenza dei pipistrelli nel Texas consente ai coltivatori di
cotone di salvare da un sesto a un ottavo del raccolto, perché
divorano gli insetti nocivi», dice la dottoressa Elizabeth
Buckles, specialista in mammiferi della Cornell University: «La
morìa in corso - mezzo milione di insettivori scomparsi nel solo
Vermont - avrà di sicuro effetti economici. Li constateremo la
prossima stagione, come sovrabbondanza di insetti infestanti».
Tutti
sospettano, a mezza bocca, che qualche intervento umano da
agricoltura industriale, introdotto per aumentare la produzione,
abbia sconvolto delicati e sconosciuti equilibri naturali fra il
mondo animale e vegetale, vigenti da tempo immemoriale: forse i
pesticidi chimici, forse le sementi geneticamente modificate (3),
e la scienza non sembra in grado di stabilire né la causa né i
rimedi.
E le strane allarmanti pestilenze che stanno riducendo
all’estinzione api e pipistrelli coincidono con il rincaro storico
dei grani e dei prodotti agricoli in genere (più 20% in media), esso
stesso causato dalla speculazione nel «nuovo ordine globale». Il
risultato può essere la carestia globale (4). Una punizione
che ci saremo meritata.
Note
1)
Tina Kelley, «Bats perish, and no one know why», New York Times, 25
marzo 2008.
2)
Susan Salisbury, «Bee plague worsening, anxious beekeepers say»,
Palm Beach Post, 24 marzo 2008.
3)
Brit Amos, «Death of bees: GMO crops and the decline of bee colonies
in North America», GlobalResearch, 25 marzo, fornisce un’ipotesi
convincente sul perchè i campi coltivati con sementi OGM possono
influire sulle api: «There are many reasons given to the decline in
Bees, but one argument that matters most is the use of Genetically
Modified Organism (GMO) and Terminator seeds that are presently
being endorsed by governments and forcefully utilized as our primary
agricultural needs of survival. I will argue what is publicized and
covered by the media is
in actuality, masking the real problems of Terminator seeds and
Genetically Modified Organisms (GMO’s). Terminator seeds;
genetically produced and distributed by powerful multinational
lobbies manipulate government and agricultural policy to encompass
their agenda of dominance in the agricultural industry. American
conglomerates such as Monsanto, Pioneer Seeds, and others, have
created seeds that do not reproduce (whereas these seeds have a life
span of the crop chosen). The sterilizing of the plant by the means
of sterilizing the flower pollen genetically altered and mutated for
production in the agricultural industry. Logic states that if the
flower pollen is sterile, bees are potentially going malnourished
and dying of illness due to the lack of nutrients and the
interruption of the digestive capacity of what they feed on through
the summer and over the winter hibernation process».
4)
Peter Popham, «Threats to millions as food aid scheme runs out of
money», Independent, 25 marzo 2008 |