Progetto Idrogeno
Una culla hi-tech che ora sperimenta anche l'idrogeno. O meglio: da ora in avanti si comincia a fare sul serio.
30-01-2007 - Fonte: L'espresso local: Il Tirreno
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Eccolo il Progetto Idrogeno, nato due anni fa e quasi “fatto in casa”, fra Pontedera, Pisa e dintorni, che guarda alla mobilità del futuro, quella sostenibile, «con veicoli non inquinanti, per i quali è necessario fare alcuni passi tecnologici».
Ricerca che contribuisce - è questo il concetto espresso anche dall’assessore regionale Gianfranco Simoncini, che ha seguito tutto l’iter - al rilancio e allo sviluppo della Toscana in due settori strategici, quello dell’industria dei mezzi di trasporto e della relativa componentistica, con importanti riflessi nel settore della produzione, dello stoccaggio e della distribuzione dell’energia. Studi specifici, ad esempio, riguardano la sicurezza del trasporto dell’idrogeno e dei veicoli sul quale deve essere utilizzato. L’idrogeno non inquina e non emette anidride carbonica, quindi non incrementa effetto serra e riscaldamento globale. Già questi sono due ottimi motivi per procedere sulla strada della ricerca, che ha nella facoltà di ingegneria dell’Università di Pisa e nella Scuola Sant’Anna i due capisaldi. I grandi costruttori hanno come punto di arrivo, quando si parla di mobilità sostenibile, auto con combustibile di idrogeno o a base di idrogeni. «Ci sono molti modi per raggiungere questo obiettivo - spiega il professor Vitale - E occorrono trasformazioni importantissime per arrivare ad un impiego più evoluto ed intelligente dell’energia. Raccogliendo l’indirizzo Ue, il Progetto Filiera vuole sperimentare su base locale la mobilità del domani, partendo dalla produzione di idrogeno, passando per la sua distribuzione, per la costruzione dei propulsori e quindi dei veicoli. Una sperimentazione necessaria - prosegue - anche per valutare l’impatto e per capire le regole da adottare per far funzionare i sistemi futuri».
Fra pochi anni - forse anche soli tre o quattro (ma si parla ancora
di sperimentazione) - useremo per questo veicoli molto tecnologici,
che andranno oltre le Fiat Multipla trasformate in mezzi a idrogeno
grazie all’intuito e all’entusiasmo di Iginio Benedetti, il papà (pontederese
di adozione) dell’H2 come energia pulita da utilizzare sulle
macchine. Al progetto, da circa un anno, stanno arrivando richieste di collaborazione. Dalla Solvay, ad esempio: il colosso chimico è interessato a produrre nei suoi stabilimenti in Belgio membrane polimeriche ad hoc che rappresentano il cuore delle celle a combustibile. La Kaiser di Livorno (i cui strumenti viaggiano nello spazio) è interessata ai sistemi elettronici. E c’è anche Trenitalia: «Hanno in mente di utilizzare la tecnologia - spiega Vitale - per fornire energia e riscaldamento alle carrozze». Il Comune di Ferrara, infine, vuol mettere a disposizione spazi per sperimentare i veicoli. Ma per passare dalle piste di prova alla sperimentazione su strada è necessario ottenere un’omologazione, magari provvisoria (aggiunge Vitale) per l’utilizzo di piccole flotte. «Bisogna che il Governo - dice il preside - ci dia una mano». Elisabetta Arrighi Fonte: L'espresso local |
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