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Con il termine
inglese bank runs si identifica una richiesta contemporanea e
massiva di rimborso dei depositi presenti presso un determinato
istituto di credito. Le scene che abbiamo visto l'estate scorsa
innanzi alle filiali della Banca Northern Rock rappresentano un
tipico esempio di bank runs ovvero traducendo letteralmente una
corsa alla banca per prelevare il contante ivi depositato. L'attuale
congiuntura che stanno vivendo i mercati finanziari del pianeta
(innanzi alla peggiore crisi economica dal dopoguerra ad oggi,
secondo Alan Greenspan) sollevano non poche considerazioni e
perplessità in merito ai sistemi di tutela dei depositi attualmente
in essere per contrastare e gestire gli effetti di una crisi
strutturale dell'intero sistema creditizio. Consideriamo a riguardo
che alcune delle più grandi banche del mondo (ed in teoria anche le
più solide e sicure) sono state recentemente in prossimità di un
default finanziario, prospettiva impensabile fino a cinque anni fa.
Tralasciando
l'analisi macroeconomica già trattata in altre occasioni, ritengo
interessante soffermarmi sui modi e tempi messi in essere dal nostro
paese nell'eventualità che si verifichi un caso Northern Rock anche
in Italia. A riguardo infatti il nostro paese prevede per legge la
presenza di un organismo di garanzia che possa contribuire al
mantenimento della stabilità finanziaria evitando appunto
comportamenti di bank running, il nome di questo organismo viene
riportato solitamente sull'intestazione di ogni estratto di conto
bancario: a proteggere i depositi dei risparmiatori e correntisti
italiani ci pensa il cosiddetto FITD ovvero il Fondo Interbancario
di Tutela dei Depositi. Il nome in sè dovrebbe già rassicurare chi
sta leggendo. In teoria dovrebbe essere così. Ma siamo certi che
anche una sua estrema applicazione pratica non consenta il
salvataggio di quanto depositato ?
Cominciamo con una buona notizia. L'unica, purtroppo, a mio
giudizio. L'Italia detiene l'assicurazione con l'importo maggiore
(103.000 euro) all'interno dell'Unione Europea a copertura dei
depositi presenti presso i suoi istituti di credito. Altri paesi
europei sono molto meno virtuosi di noi, in Francia, per esempio, la
copertura è di 70.000 euro, in Germania di 20.000 euro e nel Regno
Unito circa 45.000 euro. Per una volta tanto l'Italia eccelle sugli
altri.
Quello che
dovremmo conoscere non è tanto il massimale assicurato
dall'organismo di garanzia (che non ha fatto altro che recepire una
direttiva comunitaria la quale imponeva un minimo di garanzia di
almeno 20.000 euro), ma le modalità di intervento del fondo di
garanzia per far fronte alla stabilità e solidità del sistema
bancario italiano. Tanto per iniziare, sappiate che questo fondo non
è un contenitore di liquidità e risorse finanziarie o meglio ancora
non è una cassaforte che detiene oro, euro, immobili e preziosi,
come nell'immaginario collettivo si pensa tutt'oggi. Niente di tutto
questo. Nella fattispecie infatti il Fondo Interbancario di Tutela
dei Depositi è un consorzio obbligatorio di diritto privato a cui
aderiscono le circa 300 banche presenti nel territorio italiano
(tranne le banche di credito cooperativo che hanno a loro volta un
proprio fondo di tutela dei depositi).
Un eventuale intervento di questo fondo a copertura di un default
finanziario di un istituto di credito italiano si configura pertanto
come un intervento congiunto in comune partecipazione da parte di
tutte le altre banche che aderiscono al fondo attraverso
l'immissione di liquidità e/o fondi nel sistema o nella banca
sventurata ormai in crisi o insolvenza manifesta. In buona sostanza
questo fondo è privo di risorse proprie. Il fondo, che dovrebbe
chiamarsi consorzio e non fondo a mio modesto parere, si preoccupa
di coordinare, a livello di tesoreria, gli accantonamenti
contributivi di cui ogni banca deve rispondere in base al volume dei
suoi depositi e ad uno specifico livello di rischio. Questo tipo di
approccio presuppone una lentezza di intervento nell'effettuare
eventuali rimborsi nel caso del fallimento di un soggetto bancario,
a causa della necessità di raccogliere i conferimenti da parte delle
varie controparti bancarie, sottolineando invece una preoccupante
inefficacia in caso di crisi strutturale dell'intero sistema
bancario.
Questa
considerazione infatti permette di intuire come agisce il fondo a
livello pratico: se una banca fallisce, tutte le altre intervengono
per sorreggerla attraverso il ricorso a fondi propri appositamente
accantonati (o almeno che dovrebbero essere stati prudentemente
accantonati). Mentre nel caso di una crisi strutturale del sistema
(quella menzionata da Alan Greenspan), quindi per esempio due grandi
gruppi bancari che si trovassero in situazioni analoghe a quelle
della Northern Rock, il fondo risulterebbe sostanzialmente incapace
di intervenire. Questa incapacità deriverebbe da uno stato di
insolvenza che colpirebbe con effetto domino una moltitudine
significativa di banche aderenti al fondo incapaci a loro volta di
sostenere le prime in default.
In questa eventualità solamente un intervento pubblico potrebbe
essere in grado di salvare l'intero sistema bancario. Per l'ennesima
volta compare lo spettro del prestatore di ultima istanza che
attualmente in Italia ed in Europa non è ancora molto ben
identificato ovvero il soggetto che per ultimo dovrebbe essere in
grado di mettere una pezza finale al buco che si è venuto a formare.
A riguardo allora ognuno di voi tragga le dovute considerazioni
sulla base di quanto proposto recentemente in occasione del meeting
Ecofin svoltosi in Slovenia, all'interno del quale i banchieri
centrali dell'Unione Europea hanno proposto un memorandum of
understanding dal quale si evince la totale assenza di interventi
con denaro pubblico a sostegno dell'azionariato delle banche in
eventuali default finanziari. Pertanto consiglio a tutti di aprire
il prima possibile un conto di deposito presso il Banco delle
Giovani Marmotte in quanto grazie alle fideiussioni di Zio Paperone
potremmo contare su una banca solida ed in grado di resistere anche
ai take over ostili da parte di Rockerduck: grazie alle competenze
di Qui, Quo e Qua, finalmente saremmo in grado di costruire un
innovativo ed inattaccabile sistema bancario.
Eugenio
Benetazzo
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