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Destra e
sinistra non cambia nulla. Sono tutti uguali. Oggi ne abbiamo le
prove lampanti.
I furbetti del quartierino sono stati sgominati. Clementina
Forleo ha sputtanato con le intercettazioni Fassino e
D'Alema che non possono più fare la parte delle verginelle
pudiche. Berlusconi ha smesso di urlare allo scandalo, tronfio del
fatto che anche gli altri rischiano di essere sputtanati
giudiziariamente.
Da mesi mesi che sembrava tristemente conclusa la stagione delle
acquisizioni e delle fusioni bancarie. Il risico sembrava
perfettamente riuscito. Ora trapelavano solo notizie di una
possibile fusione-allenza tra UNIPOL (la grande delusa della
storia) e Banca Popolare di Milano.
Ecco invece la
novità. Con un colpo a sorpresa Banca Monte Paschi di Siena
mischia le carte in tavola e torna a riaccendere il risiko bancario
Italiano. MPS ha annunciato infatti di aver raggiunto un accordo con
il Banco Santander per l'acquisto del 100% di Banca
Antonveneta per una cifra pari a 9 miliardi di euro in contanti, al
netto delle partecipazione di Interbanca. Per chiudere la partita
con gli spagnoli del Santander ai senesi (che sono banchieri dal
1472) sono bastate 24 ore.
Un matrimonio tra toscana e veneto, tra la banca senese e quella
padovana (l'operazione dovrebbe essere chiusa entro il primo
semestre del 2008) darà vita al terzo gruppo bancario italiano dopo
Intesa Sanpaolo e Unicredit-Capitalia, ma in pole
position per numero di sportelli (mille quelli di Antonveneta più
2mila di Mps) e dipendenti.
Al di là della
cattiva reazione dei mercati, ci sono altri corollari a questa
acquisizione. Il primo è che Antonveneta torna a essere
italiana. Il secondo è il prezzo: 9 miliardi sono tanti. Ma se si
pensa che due anni fa la banca è passata agli olandesi per quasi 8
miliardi, e se si calcola che dentro al suo "perimetro" c'era anche
la banca d'affari Interbanca, valutata circa un miliardo, ed esclusa
da questa operazione (resta al Santander) allora si conclude che Mps
paga oggi 9
miliardi quello che due anni fa è stato stimato 7.
Sulla vicenda UNIPOL - Antonveneta Berlusconi e
la CDL al completo avevano gridato
allo scandalo, si erano stracciati i capelli, come pazzi. Ora solo
silenzio.
Antonveneta è
stata non è stata acquistata dalle cooperative, che qualche leader
del Centro-Destra usa spesso per gettare fumo negli occhi ai sui
elettori indottrinati. La fusione con una Banca non desta
preoccupazione.
Ma tra Unipol e Montepaschi cambia qualcosa, almeno in termini di
proprietà? Unipol è direttamente legata ai DS. Ma lo e' anche
Montepaschi, cassaforte laica senese, da sempre vicina agli uomini
della sinistra. Quello di Siena è l'unico istituto bancario la cui
maggioranza (58%) non sta sul mercato ma è di una Fondazione,
controllata dagli enti pubblici (Comune e Provincia su tutti). Enti
pubblici governati dal dopoguerra da solide maggioranze Pci, poi
Pds, poi Ds. E presto Pd.
Il Manifesto, è
stata l'unica voce fuori dal coro in questa vicenda. Ha osato
titolare "Ora anche il Partito democratico ha una banca". Fassino e
D'Alema, legati ad uno stile ex-comunista avevano miseramente
fallito nell'operazione. Mentre San PD, grazie anche all'amore
palese tra Draghi e Veltroni, è riuscito nell'operazione con
l'approvazione di gran parte dell'opposizione.
In conclusione, abbiamo l'ennesima riprova che il centro-destra e il
centro-sinistra sono del tutto uguali, con le mani in pasta negli
stessi affari. Che non si fanno la guerra, ma solo scaramucce per
differenziarsi un minimo agli occhi degli elettori.
E quando li chiamano Casta si arrabbiano pure definendo chi li
attacca "anti-politici". Per quello che mi riguarda preferirei un
altro aggettivo "anti-affaristi". Adesso Berlusconi ha Mediolanum e
Mediobanca, il PD ha Montepaschi, Unipol e Antonveneta. Le altre
banche (e assicurazioni) sono un po' meno schierate. anche se per
ognuna e' possibile trovare una precisa collocazione
politica.
La Casta
così aumenta il
proprio potere e lo paghiamo noi con le spese bancarie e il
signoraggio estorto ai cittadini da una banca privata: la Banca d'Italia.
Ing. Trancossi
Michele
/ Università di Modena e Reggio Emilia |