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Spendiamo subito due parole per chi
non è pratico di terminologia borsistica: orso e toro sono i due
animali che raffigurano i due opposti andamenti di borsa, l’orso per
il trend al ribasso ed il toro per il trend al rialzo.
La rappresentazione dei cicli di borsa con questi due animali deriva
proprio dai due verbi inglesi “to bear” e “to bull” che significano
rispettivamente ribassare e rialzare.
Ecco il perché quindi spesso i commenti editoriali sui periodici
finanziari parlano di tori che hanno avuto la meglio sugli orsi,
riferendosi alle pressioni dei compratori contro quelle dei
venditori.
Ora, sulla base di questa breve
spiegazione cerchiamo di capire perché gli orsi sono in letargo ed i
tori stanno scorazzando liberi per circa tre anni, che tradotto
significa cercare di capire il perché di questo strabiliante rialzo
che non accenna ad una minima flessione ribassista da più di tre
anni.
Dall’andamento negli ultimi quattro anni di Borsa Italia, (in piena
replica dei mercati statunitensi), possiamo renderci conto che dal
2003 si è sviluppato un trend al viagra più che un trend al rialzo.
Come possiamo spiegare questo comportamento sulla base di quello che
è successo nel frattempo nel mondo: guerre, rialzo dei tassi,
petrolio alle stelle e crisi dei posti di lavoro ?
La risposta è formulata in due parti: la prima parte del rialzo è
stata una conseguenza tecnica del precedente ribasso, quello
iniziato con la demolizione controllata delle Torri Gemelle a New
York.
La seconda parte invece, sviluppatasi
verso la fine del 2005 e che tutt’oggi continua a protrarre gli
indici verso nuovi massimi storici relativi, è una diretta
conseguenza proprio della globalizzazione.
In base a tutto quello che abbiamo potuto analizzare
precedentemente, abbiamo capito come grazie alle opportunità
industriali della globalizzazione, le aziende ottengano profitti
notevolmente elevati anche a parità di fatturato.
Profitti elevati significa dividendi elevati: questo implica che le
società quotate in borsa (che di solito sono le prime ad essersi
globalizzate) annunciano utili aziendali strabilianti, per adesso e
per gli anni a venire.
Quindi investitori, fondi e banche
acquistano azioni ed esercitano pressioni sugli acquisti, che a loro
volta spingono sempre più in alto le quotazioni. I prezzi della
azioni pertanto riflettono la crescita e gli incrementi di
fatturato, dei margini di ricavo e del valore della società.
Sembra che rispetto al marzo 2000, poco prima che si manifestasse
quel pesante triennio ribassista, sia cambiato tutto: il PIL
mondiale è cresciuto, la liquidità a basso prezzo è a disposizione
di tutti, gli utili delle società sono triplicati.
Dopo tanti anni sembra che il rialzo
sia tornato razionale e sensato, senza quegli eccessi e
quell’euforia che anticipano il crollo delle quotazioni. La maggior
parte degli analisti è convinta di questo, tutti si aspettano ancora
anni di vacche grasse in borsa, tutti confidano in uno scenario di
stabilità, crescita e fiducia sui mercati.
Ma c’è da fidarsi o è il solito disco per convincere anche gli
ultimi polli ad entrare in un mercato che ha corso ininterrottamente
per quattro anni di fila, pienamente drogato da un afflusso
innaturale di liquidità a basso prezzo e ad un ricorso senza
precedenti al debito?
Più che darvi il mio personale parere,
voglio aiutarvi a formulare una vostra personale convinzione dopo
che avremo passato in rassegna le seguenti perplessità e criticità
che l’attuale scenario borsistico delinea, e che purtroppo non
ricevono sufficiente commento mediatico.
Qui sotto potete trovare una serie di argomentazioni sostanziali che
disattendono la fiducia sul protrarsi incessante della salita e
soprattutto sulle attese di rendimento per gli anni futuri.
Iniziamo pertanto proprio con quello che ha determinato sino ad oggi
l’appeal all’acquisto di azioni: il livello di utili elevati.
Abbiamo potuto percepire perché le
grandi aziende globalizzate realizzano elevati profitti, e come
questi profitti nel tempo subiranno una significativa flessione a
causa della contrazione dei consumi dei mercati interni.
Non è un caso pensare che gli utili elevati li stanno facendo i
gruppi industriali che hanno delocalizzato, ma non le piccole e
medie imprese che sono sommerse dai debiti di esercizio e ogni
giorno che passa si domandano che senso a continuare a fare impresa.
Questa contrapposizione vi fa capire come il sistema sia malato, se
non marcio, e nella piena essenza della globalizzazione ricapitola
la sua finalità: rendere i ricchi ancora più ricchi ed i poveri
ancora più poveri.
Tuttavia proprio questo a lungo
termine comprometterà profondamente i bilanci e i dividendi delle
aziende che adesso stanno vivendo un momentaneo periodo di slancio
economico dovuto al debito facile ed al profitto indiscriminato.
I futuri andamenti degli indici di borsa non si possono sottrarre al
all’andamento del prezzo del petrolio, universalmente considerato la
linfa del sistema capitalistico.
Per introdurre questo argomento vi invito ad considerare come, fino
a qualche anno fa quando il petrolio scendeva, le borse salivano in
quanto questo influiva direttamente sui costi di estrazione delle
materie prime, rendendole meno costose, e sui costi di trasporto. Un
ragionamento dopotutto sensato. Negli ultimi 12 mesi invece abbiamo
assistito al contrario, ed anche al contrario di tutto.
Quando il greggio nell’agosto 2006
realizzò il suo massimo storico, le borse lo seguirono
perfettamente, continuando a salire, assolutamente al di fuori di
ogni logica razionale.
In quel periodo ci veniva raccontato che le borse salivano perché vi
era grande richiesta di greggio, e questo era un segnale di slancio
economico per tutto il pianeta.
Un mese dopo il greggio scese violentemente del 25 % a causa di una
manovra speculativa della Goldman Sachs ed i mercati di borsa
realizzarono ugualmente nuovi massimi: della serie non ci interessa
del petrolio, vogliamo salire e basta, quasi fossero pilotati da
oscure mani forti.
Un ulteriore elemento di riflessione è l’indebitamento degli USA di
cui ho trattato con molto approfondimento in DURI e PURI. Le borse
del mondo scimmiottano l’andamento di Wall Street, se continuano a
salire gli indici statunitensi allora continueranno a salire pure
gli altri. Ricordiamo a tal punto che gli USA sono il paese più
indebitato del mondo, ed a chi è in mano questo debito ?
Per oltre la metà a Cina e Giappone, i
quali oltretutto sono i principali partners commerciali proprio
degli USA: potremmo tranquillamente affermare che se cadono i primi,
gli altri si fanno parecchio male.
Ed in USA lo scenario economico non è affatto rincuorante, anzi si
potrebbe tranquillamente definire in prossimità ad un baratro
finanziario senza precedenti, con famiglie indebitate ai massimi
storici e multinazionali legate alle sorti delle grandi banche
d’affari per il ricorso alla speculazione ed indebitamento
valutario.
Anche il mercato immobiliare statunitense ha già iniziato a mietere
vittime sulla strada a causa di innumerevoli stati di insolvenza
finanziaria, che è aumentata come non mai prima.
Tuttavia vi continuano a dire che la situazione è tranquilla e
prosperosa, certo prosperosa di debiti contratti con carte che hanno
a garanzia altre carte.
E questo vale anche per gli
investitori istituzionali: vedasi il fenomeno del carry trading su
cui spesso mi sono soffermato. Non c’è tanto da dire, il mercato
reale è stato drogato da un fiume di liquidità a basso prezzo che ha
sostenuto i consumi, le medie imprese e le famigli stesse, che hanno
potuto così continuare a consumare anche se non ne avevano più le
possibilità. Casualmente (si fa per dire) lo stesso fenomeno sta
avvenendo anche in Italia !
Infatti, il PIL dei principali paesi occidentali in quest’ultimo
anno è stato sostenuto proprio dal ricorso al debito: servizi di
credito al consumo, servizi di rifinanziamento ed erogazione di
mutui.
La crescita sulla quale si stanno osannando gli utili delle aziende
quotate è una crescita fatta con i debiti e non sul risparmio: non
si spende e consuma perché gli anni prima si è accantonato,
assolutamente nulla di questo. Si spende perché qualcuno presta il
denaro per farlo, spesso senza le opportune garanzie. Ma molto
presto questo sconsiderato comportamento, sia da parte delle
istituzioni finanziarie che dalle famiglie, chiederà il conto:
aspettatevi pertanto brutte sorprese.
Ennesimo tassello di questo mosaico
che suggerisce molta prudenza è un euro molto forte,
inaspettatamente troppo forte: la divisa europea consente alle
aziende europee di acquistare materie prime a prezzi particolarmente
più favorevoli e di non risentire eccessivamente il peso del rialzo
del petrolio (che si paga in dollari). Le aziende statunitensi
invece riescono ad ottenere risultati notevoli sfruttando la
debolezza della loro valuta grazie alla convenienza (per loro) delle
esportazioni. Vi è pertanto un momentaneo (quasi passeggero) stadio
di evoluzione degli scambi commerciali che sembra favorire quasi
tutti, ma che purtroppo non potrà durare.
Non è pensabile durare molto con un
economia debole ed una moneta molto forte, parlo in generale per i
paesi europei, e più nello specifico per il caso Italia: in cui le
uniche aziende che prosperano sono aiutate grazie a contributi
statali a fondo perduto oppure godono di tariffe e rendite
monopolistiche.
Per ricordare quanto analizzato prima, non possiamo dimenticare a
questo elenco di variabili chiave, anche l’eccessiva esposizione in
strumenti derivati di cui si fregiano i mercati finanziari del
mondo.
Il rilevante peso dei derivati può influenzare l’andamento dei corsi
azionari, può tanto sorreggerli quanto devastarli a causa di un
rischio più volte annunciato di un default su scala mondiale a causa
della finanziarizzazione delle attività imprenditoriali ad opera di
banche commerciali e di fondi speculativi. L’eccessiva esposizione
speculativa potrebbe diventare ingestibile anche per le istituzioni
che sono diventate controparti di emissione. I mercati sembrano
ormai quasi cristallizzati, basterebbe una piccola scossa per
mandare in frantumi il tutto.
L’incognita tassi di interesse fa
anch’essa la sua parte su questo scenario: dopo anni di discese, ora
hanno intrapreso la strada del rialzo rendendo molto appetibili
obbligazioni a medio termine e pesantemente gravosi gli interessi
contratti su prestiti a breve termine, questo vale sia per le
aziende quanto per le famiglie. Non da meno si può prendere in
considerazione anche una migrazione di liquidità dai mercati
azionari nei confronti di quelli obbligazionari proprio in virtù di
un maggiore redditività attesa.
Gli stessi USA per rendere ancora e sempre appetibili i loro
prestiti a copertura del deficit federale sono costretti ad offrire
continuamente condizioni migliorative in termini di interessi
attivi. Infine un ultimo aspetto significativo proprio
dal punto di vista borsistico: la totale assenza di volatilità dei
corsi azionari che contraddistingue l’attuale fase delle quotazioni
con quella che precedette il grande crollo del 1987.
Dal raffronto tra i due momenti
storici separati da un ventennio, possiamo notare come in entrambe
le due epoche, i trends al rialzo erano piuttosto decisi ed
audacemente persistenti, senza un accenno di cedimento, senza una
salutare correzione. In termini borsistici, dovremmo parlare di
volatilità, intesa come oscillazione delle quotazioni all’interno di
un periodo di riferimento.
Ebbene la volatilità è presso che ridotta quasi a zero, con sedute
di borsa che conoscono solo e sempre il segno positivo, a
prescindere da notizie e dati macroeconomici poco rassicuranti.
Sono in molti ad essere scettici di
questo rialzo pilotato, quasi forzato contro un suo naturale
ritracciamento. Similmente al 1987, anche il 2007 mostra questa
peculiarità: ognuno ne tragga le proprie conclusioni. Vi è un detto
in borsa: salire a forza di uno scalino alla settimana per poi
scendere con l’ascensore in un giorno. Meditate.
Ricordo comunque che la storia si ripete e che un trend fortemente
al rialzo si trasforma in un pesante ribasso quando anche l’ultimo
degli operatori ribassisti si è ormai convinto che il mercato non
potrà fare altro che continuare a salire. Quando arriverà quel
giorno aspettatevi l’inferno.
Eugenio Benetazzo
www.eugeniobenetazzo.com/tour.html
www.youtube.com/eugeniobenetazzo
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