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A tutti è
capitata almeno una volta l'esperienza sgradevole di avere le tasche
piene di monetine che fanno volume, sono pesanti, ma non valgono
nulla.
Bè, a dire il vero, quelle da uno e due euro qualcosa valgono, tanto
che l'ex Ministro Tremonti propose già nel primo anno dall’entrata
in vigore dell’euro, di stampare banconote di pari valore,
cavalcando l'onda di protesta che serpeggiava tra la gente che
credeva che se le avessero avute in tasca, sarebbero riusciti ad
essere meno spendaccioni.
Poveri illusi!
In pochi
capirono la frase dell'allora Presidente della BCE Duisenberg in una
conferenza stampa del 12 Settembre
2002 in risposta al sig. Tremonti, sfuggita
dal controllo della censura e pubblicata da alcuni giornali: "non
abbiamo progetti di introdurre banconote da 1 o 2 euro, ma ne
abbiamo sentito parlare. Naturalmente, ne abbiamo discusso. Stiamo
valutando le implicazioni di introdurre tali banconote. In linea di
principio non abbiamo niente contro questo progetto, ma stiamo
valutando le implicazioni e spero che Mr Tremonti si renda conto che
se tale banconota dovesse essere introdotta, egli perderebbe il
diritto di signoraggio che si accompagna ad essa. Dunque se egli,
come ministro dell’Economia, ne sarebbe contento non lo so." (Duisenberg
morì il 31 Luglio 2005 nella sua villa di Faucon nel sud della
Francia, trovato affogato nella sua piscina, ufficialmente colpito
da un infarto).
Tre anni dopo il
Ministro dimostrò di non aver capito, o di far finta di non aver
capito, quando l'undici Ottobre 2005 (non c'era più nessun
Duisenberg, morto due mesi e mezzo prima, a contraddirlo sul
signoraggio) insisteva dichiarando in un'audizione alla V
Commissione nella
seduta congiunta n. 66 (pag.19) di Camera e Senato: "ci
sarà o c’è una ragione per cui esiste da tanto tempo la banconota da
un dollaro? E non ha senso che esista anche una banconota da un
euro? E' così privo di senso il fatto che ci sia anche la banconota
da un euro? Non solo avrebbe risolto alcuni problemi di visibilità
fisica, di misuratore dei valori, ma avrebbe anche un effetto,
secondo me, molto considerevole in termini di proiezione esterna
(vale a dire nel resto del mondo) della valuta europea”.
Abbiamo il
dovere di diffidare di un uomo che oggi sembra convertito a fare il
predicatore, quando fino a ieri faceva certe dichiarazioni.
Ma torniamo a Duisenberg: a cosa si riferiva l'ex Presidente della
BCE, (morto in circostanze tali da far pensare ai soliti
complottisti che sia stato ucciso per aver pubblicamente parlato di
signoraggio) con quella frase?
Si riferiva al fatto che la differenza tra monetine e banconote non
è solo fisica, ma anche e soprattutto è nella loro proprietà.
Che
strano mondo quello in cui viviamo: lo Stato italiano mette a
bilancio le sue monete nelle entrate, come è giusto che sia, dato
che, tolte le spese per il loro conio, rappresentano una fonte di
finanziamento
http://www.rgs.mef.gov.it (pag. 250).
Se però proviamo a fare un parallelo con le banconote, scopriamo che
esse, a differenza delle monete, non figurano nelle entrate dello
Stato, ma nel bilancio della Banca d’Italia, e vengono
contabilizzate nelle
poste passive (vedi pag. 279). Ciò implica che le stesse
rappresentano un debito della banca nei confronti dei possessori. Ma
avete mai provato a riscuotere quel debito direttamente alla cassa
di tale banca? Probabilmente sarete derisi dal cassiere e farete
l’amara scoperta che quel denaro non ha nessun controvalore.
Tutto il denaro in circolazione non è altro che una montagna di
bugie, una colossale truffa perpetrata ai danni di tutti i popoli
della terra.
Scoprirete che
le banconote non appartengono agli Stati (tranne che per l’unica
eccezione conosciuta, che è il piccolo Stato dell’isola di
Guernsey)
ma, per fare un esempio casalingo nella cosiddetta zona euro, alla
Banca Centrale Europea, organo sovranazionale posto al di fuori del
controllo diretto dei popoli europei, la cui “quota
italiana” è posseduta dalla Banca d'Italia, a sua volta
posseduta da società private, banche ed assicurazioni,
tranne che per una piccola frazione pari al 5% (da notare la curiosa
partecipazione della Cassa di Risparmio della Repubblica di San
Marino S.p.a. che ha investito la bellezza di ben 19 euro, come
evidenziato nel
bilancio 2006 a pag. 58; forse ha avuto la soffiata che
Bankitalia sarà venduta al prezzo del suo “valore”, stimato secondo
le stesse proprietarie fino a 23 miliardi di euro? Se questo fosse
il prezzo, la parte spettante alla CaRispSM sarebbe pari a 2.76
milioni di euro: un bel gruzzolo e praticamente gratis!
Da notare,
inoltre, che
la CaRispSM
possiede il 14% della Banca Centrale della Repubblica di San Marino
e lo 0.104 di Nomisma S.p.a., società il cui più illustre fondatore
è l’attuale Presidente del Consiglio
Romano
Prodi, e i cui
soci
attuali sono una serie infinita di banche, assicurazioni,
coop ed amici vari.
Altra curiosità è la repentina ascesa alla partecipazione al
capitale da parte della Cassa di Risparmio in Bologna S.p.a.
Divenuta la quinta maggiore azionista col 6.2%, è a sua volta di
proprietà del Gruppo Intesa-San Paolo che è la prima grande
azionista di Bankitalia col 30.345%.
Ma la sorpresa
arriva scoprendo la
maggior azionista del Gruppo: è la Compagnia di
San Paolo, il cui presidente Franzo Grande Stevens è stato
anche
presidente della Juventus F.C. (vedi pag. 3) e figura
attualmente anche come segretario nel
consiglio di amministrazione della Fiat, nonchè
consigliere dell'
IFI (Istituto Finanziario Industriale), della
RCS Mediagroup e della
IFIL Investments. La Compagnia ha destinato i proventi dell'attività
del suo gruppo, 246.2 milioni di euro solo nel
2006, in larghissima parte distribuito nell'hinterland
Torinese, “allo scopo di favorire lo sviluppo civile, culturale
ed economico nelle comunità in cui opera”, e possiede un
patrimonio pari a 5.2 miliardi di euro, mentre il valore di mercato
delle attività finanziarie complessive è cresciuto nei dodici mesi a
9,1 miliardi!
E’ praticamente
uno Stato nello Stato, e distribuisce i suoi frutti chi gli pare,
non essendo soggetta ad alcuna autorità esterna, con la potenza di
una mamma dalle mille mammelle!
Come si concilia la presenza di un personaggio del genere con la Presidenza di una
Compagnia “costituita da laici e sacerdoti che, animati dallo
spirito di carità ardente e universale di San Paolo, intendono
vivere la totale donazione di sé a Dio, partecipando in modo proprio
e differenziato alla missione salvifica della Chiesa nel mondo”?
E' lecito che delle fondazioni private spendano i redditi
provenienti del signoraggio bancario per le proprie finalità, sia
pure utili, sottraendo ingentissime risorse ai cittadini italiani?
E’ proprio uno strano mondo, quello in cui viviamo! |