| La prima, grande
sperimentazione compiuta sulle coltivazioni transgeniche parla
chiaro: l’impatto sulla biodiversità è negativo. Il commento dell’Independent.
I risultati delle coltivazioni
sperimentali di ogm (organismi geneticamente modificati) sono
sorprendentemente chiari. In due dei tre casi studiati (mais,
barbabietola da zucchero e colza a semina primaverile) gli erbicidi
adatti alle colture ogm hanno danneggiato gli animali e le piante
selvatiche dell’ambiente circostante. Un effetto che non dovrebbe
stupire: tra le altre cose, uno degli obiettivi di queste
biotecnologie è consentire l’impiego di erbicidi e pesticidi più
efficaci per tenere a freno le piante infestanti e i parassiti senza
danneggiare la coltura. Meno erbacce vuol dire meno insetti, e
quindi meno uccelli, come gli zigoli o le allodole.
Ma i fautori degli ogm sostenevano che le cose sarebbero andate
diversamente: le nuove colture avrebbero permesso di usare erbicidi
più efficaci e mirati invece dell’attuale cocktail chimico, e quindi
gli agenti impiegati sarebbero stati meno nocivi per la natura. Ora
però questa teoria è stata confutata.
Nel caso della barbabietola e della colza, la coltivazione di
varietà modificate ha ridotto la biodiversità dell’ambiente
circostante. Nel terzo caso, quello del mais, la biodiversità è
aumentata, ma l’effetto potrebbe dipendere dal fatto che il mais
convenzionale è stato trattato con un erbicida molto potente il cui
uso sta per essere proibito, dopo altri paesi, anche in Gran
Bretagna.
Tre questioni in sospeso
Va detto che questi esperimenti erano circoscritti all’impatto
sulla biodiversità. Ma ci sono altre tre questioni da tenere
presenti. La prima è se sia pericoloso mangiare alimenti che
contengono ogm. (…)
La seconda è se queste colture possono andare incontro a
un’impollinazione incrociata con altre piante, incluse quelle
infestanti, con conseguenze «imprevedibili», che in realtà sono già
previste, come la creazione di supererbacce resistenti agli
erbicidi. (…)
L’ultima questione è se le biotecnologie possano determinare un
aumento significativo dei raccolti. Finora ci sono riuscite grazie a
un controllo più efficace sugli infestanti e sui parassiti, ma
compromettendo la biodiversità, come ha rivelato la sperimentazione.
In parole povere, la scelta si riduce all’alternativa tra raccolti
abbondanti e biodiversità. Si tratta insomma della stessa
alternativa offerta dall’agricoltura intensiva dalla rivoluzione
industriale in poi, e negli ultimi decenni è stato generalmente
riconosciuto che la politica agricola dovrebbe andare nella
direzione opposta a quella indicata dagli ogm: bisognerebbe
allontanarsi dall’agricoltura intensiva e spostarsi verso la tutela
della biodiversità. Non bisogna essere fanatici dell’agricoltura
biologica per capire che il prezzo ambientale delle moderne tecniche
agricole è troppo elevato. La priorità non dovrebbe essere assegnata
a un’ulteriore intensificazione delle monocolture e degli
allevamenti intensivi, bensì all’interruzione dei sussidi e delle
barriere tariffarie, alla protezione e al ripristino degli habitat
originari e alla promozione del benessere degli animali (…) |