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Nell’estate del
1974 ai fratelli Garland, Frank e Cedric, venne l’idea eretica. I
giovani epidemiologi stavano partecipando a una conferenza sui tassi
di mortalità per cancro, contea per contea, negli Stati Uniti.
Seduti nell’aula dell’Università Johns Hopkins di Baltimora, mentre
osservavano le carte geografiche colorate a seconda dei casi di
cancro, notarono una suddivisione evidente, maggiormente pronunciata
per il cancro al colon. Le contee con i tassi più elevati erano in
rosso; quelle con tassi bassi erano blu. Stranamente, la nazione era
divisa in due quasi perfettamente, rosso al nord e blu al sud.
Perché, si chiesero, il rischio di morire di cancro era maggiore nel
bucolico Maine piuttosto che nella maggiormente inquinata California
del Sud?
I due giunsero al Johns Hopkins qualche giorno dopo, guidando la
propria Mustang da casa loro a San Diego. Frank stava per cominciare
gli studi universitari e Cedric il suo primo impiego come
professore. Era luglio e il viaggio attraverso l’assolato Sud fornì
loro un idea mentre stavano studiando le carte geografiche del
cancro: l’esposizione al sole cambia drasticamente a seconda della
latitudine. Poteva forse questo spiegare le differenze dei tassi di
cancro?
La loro ipotesi,
sviluppata meticolosamente e pubblicata sei anni dopo nell’International
Journal of Epidemiology, era che la luce solare avesse un
potente effetto anti-cancro dovuto al suo ruolo nella produzione di
vitamina D nella pelle esposta al sole. Quelli che vivono a
latitudini settentrionali, teorizzarono, ricevono meno radiazione
solare e producono meno vitamina, fatto che determina l’aumento del
rischio di morire di cancro.
Oggi, che la vitamina D è presente così spesso nei media, è
difficile credere che ci siano voluti decenni perché l’ipotesi dei
fratelli Garland guadagnasse l’attenzione della comunità medica
convenzionale. Ma i benefici della vitamina D non si limitano alla
prevenzione oncologica: esistono studi che hanno stabilito un legame
tra la deficienza di questo composto e talune malattie croniche e
serie quali la sclerosi multipla, il diabete, le malattie cardiache,
l’influenza e la schizofrenia.
Cedric Garland,
ora professore di medicina preventiva all’Università di California,
San Diego, è talmente convinto di questo legame allargato da dire:
"Penso che la vitamina D stia per portare a un periodo d’oro per la
medicina." E non è il solo a crederlo. Le ultime ricerche sono così
convincenti che numerosi ricercatori medici credibili e difensori
della sanità pubblica, molti dei quali in Canada, hanno cominciato
ad assumere dosi ben superiori alle 200/ 600 unità internazionali –
dose giornaliera raccomandata dal ministero della salute Canadese, a
seconda dell’età con un limite superiore di 2.000 IU. Il principale
ricercatore Canadese sulla vitamina D, il dr. Reinhold Vieth
dell’Università di Toronto, dice che si è tracannato 8.000 unità al
giorno – quattro volte il massimo – per anni.
Dovremmo tutti
fare lo stesso?
Il dr. Vieth dice di ritenere assolutamente innocuo quello che sta
facendo – dopo tutto, la sua quantità giornaliera è paragonabile
alla vitamina D che un Canadese si produrrebbe naturalmente in una
giornata estiva esponendosi al sole.
E il dr. Robert Heaney, ricercatore medico alla Università Creighton
di Omaha, dice che il suo collega Canadese non è l’unico nel suo
approccio di super dosi. "Tutti i ricercatori sulla vitamina D,
personalmente non ho mai trovato eccezioni, hanno imboccato questa
strada convinti dai dati," dice il dr. Heaney, che l’anno scorso ha
collaborato a uno studio, riportato nel American Journal of
Clinical Nutrition, che ha collegato l’integrazione di vitamina
D a una strabiliante riduzione del 60 per cento dell’incidenza di
cancro in donne di mezza età e anziane.
Cedric Garland
sostiene che, più dell’inquinamento e di qualche altra causa, alla
radice dell’epidemia di cancro del mondo Occidentale vi sia
l’insufficienza dei livelli di vitamina D. Per di più, se più
persone prendessero integratori, la popolazione delle regioni
settentrionali sarebbe più in salute complessivamente.
"Potremo prevenire un insieme molto vasto di malattie con una
singola misura, a poco prezzo, virtualmente senza complicazioni," ci
spiega. "Influenzerà favorevolmente ogni aspetto della medicina e
della salute pubblica."
Troppo bello per
essere vero?
Sembra quasi inconcepibile che la geografia possa condannare
qualcuno a subire malattie mortali – che il solo fatto di vivere in
una nazione settentrionale, come il Canada, possa essere un rischio
per la salute. L’ipotesi dei fratelli Garland si scontra anche con
l’attempata visuale convenzionale che il cancro sia causato
principalmente da cattive abitudini di vita, geni cattivi o elementi
carcinogeni. Infatti, suggerisce che alcuni tipi di cancro siano
meglio descritti come malattie dovute a deficienze nutritive, alla
stregua di scorbuto o rachitismo.
Di conseguenza, molti esperti sono rimasti scettici, consapevoli che
in passato molti integratori ben propagandati spesso non sono
sopravissuti al loro sfolgorante avvio.
"Il problema con le vitamine è che in
genere la prova della loro efficacia, per qualsiasi ragione, non
riesce mai," mette in guardia Len Lichtenfeld, vice-direttore
sanitario dell’American Cancer Society.
Il dr.
Lichtenfeld dice che le autorità mediche sono rimaste scottate dagli
integratori così spesso che gli piacerebbe vedere una "quantità
sostanziale" di ulteriore ricerca prima di convincersi che la
vitamina D è davvero quello che sembra.
L’idea che la
luce solare abbia effetti benefici sulla salute contrasta anche col
consiglio di evitare l’esposizione al sole per ridurre il rischio di
cancro alla pelle. Ciononostante, l’idea che l’insufficienza di
vitamina D rivesta un ruolo nel cancro e altre malattie croniche
degli adulti continua a guadagnare credito scientifico come teoria
plausibile, fruttando nuovo rispetto per questa vitamina a lungo
sottostimata. Sebbene abbia inizialmente attirato l’attenzione negli
anni ‘20 come cura per il rachitismo (salute delle ossa, non cancro,
è anche per questo che Health Canada ne raccomanda l’uso), da
allora è stata trattata come Rodney Dangerfield (cioè ignorata
N.d.T.). Nella nostra epoca salutista, è stata messa in ombra da
integratori quali la vitamina C e il beta carotene.
Ma da quando i
fratelli Garland hanno fatto ripartire l’interesse sulla vitamina D
con i loro dati sul cancro al colon, altri studi hanno mostrato che
più di una dozzina di altri cancri, inclusi i grandi killers,
seno e prostata, così come una schiera di altri malanni, sembrano
sensibili a insufficienze di questa vitamina.
L’idea sottostante alla ricerca è semplice: gli Esseri Umani si sono
evoluti in un ambiente di piena illuminazione solare, vicino
all’equatore, e conservano tuttora innumerevoli processi biologici
finemente calibrati agli alti livelli di vitamina D che avremmo se
ancora adesso stessimo crogiolandoci al caldo sole tropicale per
tutto l’anno.
Ma migrando verso latitudini elevate, dove non è presente una forte
luce solare durante l’autunno e l’inverno, la maggior parte degli
esseri umani ha turbato il proprio metabolismo della vitamina D,
creando suscettibilità a indisposizioni croniche che la ricerca sta
ora collegando alle insufficienze.
La domanda per i
Canadesi è: se siamo così a corto di questa cruciale vitamina, non
dovremmo prenderne integrazioni? E se lo facciamo, la vitamina D
sarà la proverbiale pillola magica, capace di guarire gran parte di
quello che ci tormenta?
Sebbene le linee guida emesse congiuntamente dai governi U.S.A. e
Canadese dicano che gli adulti necessitano solo da
200 a 600 IU di vitamina D al giorno, a
seconda dell’età, le donne della ricerca del dr. Heaney prendevano
1.100 IU al giorno, mentre lui stesso ne prende 1.500 IU al giorno.
(Anche se la nomenclatura in unità internazionali può far sembrare
grandi questi numeri, il peso effettivo rappresentato da una singola
IU di vitamina D è come un granello di polvere, meno di un
milionesimo di grammo. La vitamina, agendo come un ormone
all’interno della cellula, dispone di un grande effetto biologico
pur in quantità minime.)
Radicalmente
Prudenti
La Canadian Cancer Society è una delle agenzie per la salute
maggiormente caute, ma lo scorso anno è divenuta la prima grande
organizzazione al mondo a sposare l’idea di un’integrazione di
vitamina D su larga scala, rivolta a tutta la popolazione per
combattere il cancro. E’ stata avviata raccomandando che gli adulti
bianchi prendano fino a 1.000 IU al giorno in autunno e inverno,
mentre i non-bianchi per tutto l’anno, a causa della loro maggiore
suscettibilità all’insufficienza di vitamina D alle latitudini
settentrionali. (Il Canada non redige statistiche nazionali di
malattie suddivise per razza, pertanto non è noto specificamente in
qual grado i non-bianchi siano affetti da malanni collegati a bassi
livelli di vitamina D.) Poco dopo, la Canadian Pediatric Society
ha seguito l’esempio, chiedendo alle donne incinte e a quelle che
allattavano di prendere 2.000 IU al giorno, con l’obiettivo di
prevenire le malattie infantili. La decisione della Canadian
Cancer Society è giunta dopo anni di analisi delle ricerche. La
vitamina D "ha continuato a venir fuori. Ha continuato a suonare al
campanello fino ad attirare l’attenzione," dice Heather Logan, la
responsabile delle politiche di cancer-control della società.
"Non si è trattato di uno studio e basta, fine della storia. Ci sono
stati studi con ricerche multiple che hanno continuato ad essere
pubblicati in riviste peer-reviewed."
Uno studio,
pubblicato nella rivista Circulation, ha trovato che una
situazione di bassa vitamina D portava un aumento del 62 per cento
del rischio di infarto. Un altro, pubblicato negli Archives of
Internal Medicine, ha trovato che quelli che prendono
integrazioni di vitamina D diminuivano del 7 per cento il rischio di
mortalità. Un terzo report, di scienziati presso lo
statunitense National Cancer Institute, ha scoperto che,
anche se la vitamina D non influenzava il rischio globale di morte
per cancro, livelli relativamente alti nel sangue portavano il 72
per cento in meno di probabilità di morte per cancro colonrettale.
Altri studi hanno trovato che bassi livelli nel sangue sono un
eccellente predittivo di chi svilupperà cancro e malattie cardiache
e che le persone diagnosticate di cancro durante l’estate, ricca di
vitamina D, hanno una prognosi migliore di quelli diagnosticati
durante l’inverno.
Comunque, non
tutti sono convinti. La critiche affermano che la maggioranza delle
scoperte – come le mappe geografiche del cancro dei fratelli Garland
– costituiscono solo una prova circostanziale. E quando la
Canadian Cancer Society ha chiesto alla American Cancer
Society di unirsi a loro nel raccomandare più vitamina D,
quest’ultima ha rifiutato.
"Penso sia corretto dire che ne abbiamo discusso e abbiamo
concordato di essere in disaccordo su questo punto. La nostra
posizione è che vogliamo realmente quello che io definisco una prova
solida... che ci sia nei fatti una riduzione nella mortalità per
cancro senza significativi aumenti di rischio con l’integrazione di
vitamina D," dice il dr. Lichtenfeld. Vuole vedere delle
sperimentazioni come quelle dei farmaci per validare i benefici e
stabilire i rischi, dice, prima di consigliare a 330 milioni di
Americani di cominciare a prendere integratori.
Analogamente,
John McLaughlin, vice presidente di oncologia preventiva per il
Cancer Care Ontario, dice che la ricerca sulla vitamina D è
troppo esigua a questo punto per raccomandare di prendere dosi più
elevate per prevenire il cancro. Egli rigetta lo studio del dr.
Heaney come "parecchio disinformativo" a causa della sua piccola
dimensione (circa 450 donne) e perchè i soggetti assumevano anche
supplementi di calcio, il che potrebbe aver influenzato i risultati.
Ma ms. Logan dice che se la Canadian Cancer Society concorda
che non ci sia ancora tutta la scienza possibile sulla vitamina D,
le prove ad oggi indicano fortemente che anche non agire in base
alle implicazioni della ricerca è rischioso.
I tumori interessati comprendono
terribili assassini come quelli al seno, alla prostata e al colon,
che uccideranno più di 10.000 canadesi entro l’anno
"Non c’è
bisogno di attendere che ogni problema scientifico sia risolto prima
di agire," dice ms. Logan. "Quando c’è la prova del danno, si
dovrebbe intervenire, anche di fronte all’incertezza scientifica."
Martin
Mittelstaedt
D: SOLO FATTI
La
vitamina D viene misurata negli esami del sangue. Molti Canadesi
hanno 40 nanomoli/litro o meno, particolarmente in inverno. Molti
ricercatori pensano che i livelli debbano essere almeno il doppio
per ridurre il rischio di malattie croniche.
La vitamina D si produce quando la pelle esposta reagisce
fotochimicamente ai raggi di luce ultravioletta provenienti dal
sole. Quasi tutta la vitamina D che circola nei nostri corpi è
prodotta in questo modo. Una persona tipica di pelle bianca in
abbigliamento da bagno al sole estivo di mezzogiorno in Canada
produce circa 10.000 IU in un tempo da
15 a 20
minuti. Le persone non-bianche hanno bisogno di un tempo cinque
volte maggiore per fare la stessa quantità, perché la melanina nella
loro pelle agisce come schermo solare contro i raggi UVB. In autunno
e inverno, il sole alle latitudini canadesi è troppo debole per
produrre vitamina D.
Nella pelle, la
sintesi della vitamina D accade solo quando l’indice UV ha valore
tre o maggiore, all’incirca il periodo verso mezzogiorno da marzo a
ottobre nelle parti meridionali del paese. Una regola spannometrica
è che se la vostra ombra è più lunga di voi, allora la luce solare
non è abbastanza intensa.
Alcuni dei pochissimi cibi che contengono vitamina D sono: olio di
fegato di merluzzo (1.300 IU per cucchiaio); salmone naturale (1.000
IU per pozione); salmone in scatola (250 IU); sardine (600 IU);
latte arricchito o succo d’arancia (100 IU); rosso d’uovo (25 IU); i
funghi shiitake freschi e qualche carne biologica (tracce in
entrambi). Molti multivitaminici contengono 400 IU. Pillole e
pastiglie nelle confezioni di integratori di vitamina D contengono
tipicamente fino a 1.000 IU.
Le dosi
giornaliere raccomandate da Health Canada, basate
principalmente su uno studio del 1997, sono: neonati fino a 12 mesi,
400 IU; età da 1 a
50 anni, 200 IU; da
51 a 70, 400 IU; oltre i 70, 600 IU; con un
limite superiore di 2,000 IU.
Molti sostenitori della vitamina D asseriscono che Health Canada
è troppo cauta. La Canadian Cancer Society, per esempio,
raccomanda che gli adulti non-bianchi prendano 1.000 IU al giorno
per tutto l’anno e che i bianchi prendano la stessa quantità almeno
in autunno e inverno. La Canadian Pediatric Society
raccomanda 2.000 IU al giorno per donne incinte o che allattino.
L’intossicazione
avviene dopo un’esposizione di lungo termine e a dosi massicce, che
vanno da 50.000 IU a 150.000 IU al giorno. Effetti quali una
demineralizzazione delle ossa possono accadere con dosi giornaliere
croniche che eccedano le 10.000 IU. Non è stato riferito nessun
malessere per dosi al di sotto delle 3.800 IU al giorno.
Uno studio in U.S.A. del 2007 ha trovato che il rischio
complessivo di cancro in donne era sceso del 60 per cento quando
assumevano 1.100 IU di vitamina D al giorno, più un’integrazione di
calcio.
Un altro studio ha stimato la dose per dimezzare il rischio di
cancro al colon: 1.000 IU al giorno. La quantità stimata per
dimezzare il rischio di cancro al seno: 4.000 IU al giorno. I
ricercatori dicono che le donne possono aderire alle linee guida di
Health Canada e tuttavia raggiungere lo stesso 4.000 IU al giorno
assumendo 2.000 IU dalla dieta e da integratori e il resto mediante
una modesta esposizione al sole.
Ci sono alcune
indicazioni che le ragazze possono diminuire il loro futuro rischio
di cancro al seno assumendo alti livelli di vitamina D durante i
loro anni di teen-agers.
Ricercatori statunitensi stimano che l’insufficienza di vitamina D
provochi fino a 60.000 morti per cancro precoce all’anno nel paese,
o quasi il 10 per cento del totale della mortalità a causa del male.
Se la stessa percentuale si applicasse al Canada, una situazione di
bassa vitamina D porterebbe a circa 7.000 morti precoci per cancro
all’anno.
Anche se c’è rischio di cancro alla pelle derivante da
sovraesposizione alla luce ultravioletta, i ricercatori dicono che i
benefici di una modica esposizione al sole per prevenire cancri
seri, difficilmente curabili, sovrastano quel rischio. Inoltre,
dicono, il cancro alla pelle è relativamente facile da trattare.
Uno studio
Finlandese del
2001 ha
trovato che i bambini che prendevano 2.000 IU al giorno avevano
ridotto dell’80 per cento il rischio di diabete giovanile.
La forte correlazione tra latitudine e incidenza della Sclerosi
Multipla ha condotto i ricercatori a sospettare che il trend sia
connesso con i livelli di vitamina D. Negli USA, per esempio, i
tassi di SM sono quattro volte maggiori negli stati settentrionali,
vicino al confine canadese, rispetto alle parti meridionali del
paese. Analogamente, la ricerca Australiana mostra che l’incidenza
di SM aumenta all’aumentare della distanza dall’equatore in cui vive
la gente. I tassi di incidenza maggiore al mondo si trovano in Nord
Europa e in Canada.
Il Genio dei
Geni
Nuove
acquisizioni sul funzionamento della 'pillola magica'
Il ruolo della vitamina D nei carcinomi potrebbe svelare uno dei più
grandi misteri che ancora celano la causa del cancro: perchè così
tante persone che sviluppano la malattia non hanno fattori di
rischio noti, quali una storia familiare della stessa malattia.
La semplice risposta potrebbe essere che la vitamina D interagisce
con un numero insolitamente alto di geni, funzionando come un
direttore d’orchestra che li attiva o disattiva. I ricercatori
credono che una deficienza di vitamina conduca a una deficienza
delle proteine assemblate sotto la direzione di questi geni, il che
pertanto minaccia le principali difese contro malattie
apparentemente non correlate come cancro, diabete e sclerosi
multipla.
John White, che
sta studiando le attività antimicrobiche della vitamina D
all’Università McGill di Montreal, dice che "praticamente ogni
cellula " del corpo umano possiede recettori per la vitamina D e che
centinaia di geni differenti potrebbero esserne regolati.
Sembra che la maggiore attività di influenza genetica della vitamina
D consista nel mantenere in salute la vasta categoria di cellule
note come epitelio, che delimita l’esterno dei nostri organi e la
superficie delle strutture del nostro corpo.
Anche se questi tessuti di rivestimento assommano a solo il 2 per
cento del peso del nostro corpo, sono la fonte di circa l’85 per
cento dei cancri, quelli noti come carcinomi..
Tra questi c’è il cancro del colon, della prostata, del pancreas e
dell’utero, assieme al tipo più comune di cancro al seno, carcinoma
del dotto, che si sviluppa sul rivestimento del dotto lattifero.
(L’altro grande gruppo di cancri, i sarcomi, compaiono nei muscoli e
nei tessuti connettivi, e non esibiscono una forte associazione con
l’insufficienza di vitamina D.)
"La vitamina D è
un agente particolarmente efficace nell’inibire la crescita anormale
o lo sviluppo di tumori maligni nei tessuti epiteliali," dice Cedric
Garland, professore di medicina preventiva all’ Università di
California, San Diego.
Anche se molti
ricercatori vedono il cancro come una malattia complessa e senza
speranza con cause diverse per ogni tipo di tumore, il dr. Garland,
che sta studiando la vitamina D da più di tre decenni, ritiene che i
carcinomi abbiano un’origine comune nei bassi livelli di vitamina.
Secondo una sua stima, fino al 75 per cento di questi cancri si
potrebbero prevenire se i livelli di vitamina D fossero elevati
attraverso integratori. "Sono convinto che il cancro sia
prevalentemente una malattia dovuta a scarsità di vitamina D,"
afferma.
A livello genetico, una funzione importante della vitamina D, che
potrebbe spiegare le sue proprietà anti-cancro, è che aiuta a
regolare la produzione di E-caderina, una specie di colla biologica
che tiene assieme le cellule. Quando si verifica una scarsità di
questa colla, ciò fa perdere adesione reciproca alle cellule
epiteliali, permettendo ad alcune di migrare dal tessuto nel quale
dovrebbero restare confinate. Non più vincolate, queste cellule
cominciano a moltiplicarsi a un tasso maggiore di quello solito e
cominciano a formare le lesioni che infine portano ai cancri.
La vitamina D è
implicata nel meccanismo che segnala alle cellule quando morire,
aiutando pertanto a prevenire la proliferazione incontrollata e
tenendo a freno la crescita di nuovi vasi sanguigni che nutrirebbero
i tumori in accrescimento.
Essa potrebbe avere un ruolo anche in malattie non legate al cancro.
Una delle principali funzioni delle cellule epiteliali è quella di
fare da barriera contro i virus e i batteri che causano infezioni.
Gli scienziati ipotizzano che quando una situazione di bassi livelli
di vitamina D indebolisce le cellule epiteliali, la funzione di
barriera venga compromessa, esponendo i tessuti all’attacco di
agenti che producono malattie - nel diabete, per esempio,
indebolendo le cellule dell’isolotto; nella sclerosi multipla,
indebolendo le cellule gliali del sistema nervoso; e nella
tubercolosi, riducendo la capacità del rivestimento del polmone di
respingere i batteri, secondo il dr. Garland.
Alcuni
ricercatori medici hanno anche cominciato a sospettare un
collegamento tra l’insufficienza di vitamina D e la schizofrenia,
che si verifica il 10 per cento più spesso tra coloro nati in
inverno e prima primavera, quando la vitamina D di origine solare è
meno disponibile.
Ricercatori in Australia stanno testando quest’ipotesi esaminando i
cervelli dei ratti nati da madri private di vitamina D – con
risultati allarmanti. I cervelli dei roditori privati di vitamina D
avevano maggiore proliferazione cellulare, ventricoli allargati e
minor quantità di una proteina necessaria alla crescita nervosa.
"Quello che osserviamo quando togliamo la [vitamina] D dai cervelli
dei ratti, essenzialmente è che puoi distruggere il loro cervello,"
dice John McGrath, un professor del Queensland Brain Institute
dell’Università del Queensland a Brisbane. "Possiamo modificare la
maniera in cui si sviluppa il loro cervello." Il dr. McGrath afferma
che è troppo presto per dire se la ricerca sui cervelli dei ratti si
applichi agli esseri umani. Ma aggiunge che "se ottimizzando la
nutrizione materna si potessero evitare anche solo una piccola
percentuale dei casi di schizofrenia, si tratterebbe di un risultato
veramente importante."
Martin
Mittelstaedt |