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Ora che qualche
scienziato comincia a pubblicare studi sulla vera e propria
tossicità dell’uso degli occhiali da sole, in questo articolo
pubblichiamo le istruzioni da seguire per poterlo rimirare
direttamente e trarre così il massimo del beneficio per la vista
come per la salute generale… |
Imparare a rimirare il Sole
Rishi Giovanni Gatti
– 19 settembre 2007
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Recentemente una
importantissima notizia è stata tenuta nascosta da quasi tutti i
giornali (vedi box): l’uso degli occhiali da sole riduce la quantità
di raggi solari che raggiungono la retina inibendo così la
produzione di melatonina e causando una maggiore predisposizione al
melanoma, una malattia che solo l’anno scorso negli Stati Uniti ha
procurato un milione di casi. Tralasciando di approfondire il
perché i mass-media abbiano censurato la notizia – forse per non
perdere i lucrosi contratti pubblicitari con le griffe della
moda – il nostro interesse è offrire ai lettori i giusti strumenti
informativi per utilizzare al meglio l’energia della luce diretta
del sole per la cura della vista e di tutte le altre malattie
secondo i principî della Naturopatia, dagli igienisti
dell’Ottocento, a Ehret, a Shelton, a Sciascia e Finsen, e
ovviamente a Bates, fino ad arrivare ai nostri giorni, con le
esperienze dei sun-gazers di tutto il mondo.
Tutti questi
autori specificano nei loro testi l’assoluta necessità della luce
solare per ricuperare e mantenere la salute. In particolare,
associando le pratiche regolari dell’osservazione discrezionale del
sole, dei bagni di sole e di una alimentazione prevalentemente
fruttariana, gli igienisti ottengono grandi successi in tutto il
mondo, nonostante le condizioni climatiche avverse, la propaganda
terroristica delle istituzioni sanitarie, tutte contrarie al sole, e
le cattive abitudini della vita moderna che ci costringono non solo
a mangiare cibi tossici, ma anche a stare quasi sempre nella
penombra di edifici oscuri, a fare lavori noiosi che aumentano il
nervosismo e lo sforzo mentale ed oculare.
Il Professor
Arnold Ehret, pubblicando nel 1910 il suo libro Il Sistema di
Guarigione della Dieta Senza Muco [potete ordinarlo alla
Soce.Ser], nel raccomandare la transizione graduale ad una dieta di
sola frutta e verdura per la guarigione di tutte le malattie, indica
come perentorio anche il regolare svolgimento di bagni di sole di
venti o trenta minuti al giorno ogni volta che la luce naturale
diretta sia disponibile, avendo cura di esporre tutto il corpo,
e procedendo con gradualità. Questo grande scienziato di origini
austriache, ma vissuto a Los Angeles, avendo perfettamente ripulito
il suo corpo dalle ostruzioni causate dalla cattiva alimentazione,
era in grado di stare per parecchi giorni senza bisogno di mangiare
nulla, assumendo l’energia necessaria per vivere e lavorare non solo
dalla luce naturale del sole, ma anche dai profumi, dall’esercizio
fisico, e dalle componenti mentali del pensiero stesso che anima
l’essere umano. Gli episodi narrati nel suo libro sono molto
indicativi e le testimonianze dei suoi pazienti altrettanto
significative; vi rimandiamo ad essi e al sito
http://www.arnoldehret.it/
per approfondire questo tipo di studio.
Il Dottor
Herbert M. Shelton nel suo libro del 1934 The Hygienic
System dedica diversi capitoli all’impiego del bagno solare e su
come esso sia benefico anche per gli occhi e la vista, consigliando
di rinforzare gli occhi imparando a guardarlo senza paura. Così
scrive: «Ho sempre vissuto senza copricapi per più di quarant’anni,
e quasi tutto questo tempo l’ho passato in Texas, sotto a un sole
sub-tropicale, e ciò non mi ha mai causato danni. I miei pazienti
non coprono la testa mentre fanno il bagno di sole e non ne vengono
danneggiati. […] Gli occhi vengono beneficiati dalla luce e
danneggiati da troppa oscurità. Rimirare direttamente il sole è
stato trovato di grande beneficio per la vista indebolita. I pesci
che vivono in cave buie, dove non ricevono luce solare, sono sempre
ciechi. […] Strizzare gli occhi non è necessario, né uno ha bisogno
di occhiali scuri per prevenirlo. Uno ha solo bisogno di smettere di
strizzare gli occhi. Questo può essere controllato dalla volontà. È
possibile guardare direttamente nel sole di mezzogiorno senza
strizzare le palpebre. Sembra che non ci sarà bisogno di occhiali e
creme oculari se uno semplicemente smette di strizzare. Strizzare
gli occhi non ha nessuna utilità».
Antonino
Sciascia
era un insigne medico siciliano, di Canicattì, di fine Ottocento.
Egli curava le persone esponendole al sole, e concentrando la sua
forte luce sulle parti da trattare mediante una enorme apparecchio
costituito da lenti di ingrandimento, da lui denominato
“Fotocauterio”, brevettato a Londra. “Fototerapia” era il nome da
lui dato a questo suo metodo, i cui risultati erano sbalorditivi,
perché riusciva a risolvere in uno o due mesi malattie gravissime
come il carbonchio, la tubercolosi, il lupus, eccetera… Purtroppo,
come spesso accade nella “scienza”, le sue scoperte e i suoi
successi, forse perché basati su soluzioni “semplici”, sono stati
nascosti e addirittura usurpati da altri medici, tra i quali il
danese Finsen, premio Nobel per la medicina nel
Il Dottor
William H. Bates di New York, lo scopritore della vera cura
della vista imperfetta con metodi naturali, senza occhiali e
operazioni, è stato il più prolifico autore su questi argomenti,
forte anche dell’esperienza maturata con pazienti oculari in oltre
cinquant’anni di pratica clinica. Non solo Bates raccomandava l’uso
della luce solare e di quella elettrica come sua sostituta nelle
giornate nuvolose, ma incoraggiava i pazienti a guardare
direttamente il sole per guarire i problemi degli occhi, non solo
quelli più banali, miopia e presbiopia, ma anche quelli gravi e
gravissimi, come la cataratta e la cecità. In particolare, Bates
aveva applicato il principio del Fotocauterio di Sciascia (ma non
sappiamo se aveva veramente conosciuto il lavoro del ricercatore
siciliano) direttamente sull’occhio, e cioè egli concentrava,
durante il cosiddetto “trattamento con il sole”, la luce del sole
sul bianco dell’occhio, mentre il paziente guardava in basso e la
palpebra superiore veniva tenuta alzata dal medico, che muoveva la
“lente solare” velocemente da parte a parte per illuminare bene
tutta la zona della sclera ed evitare qualsiasi accumulo di calore.
Così facendo, in pochi minuti anche i più gravi pazienti fotofobici
diventavano capaci di aprire ampiamente gli occhi al sole di
mezzogiorno e di rimirarlo addirittura, all’inizio per pochi
istanti, e nel corso del tempo a volontà. Il libro fondamentale di
Bates, pubblicato nel 1920, e disponibile in italiano nel sito
http://www.sistemabates.it/,
dal titolo Vista Perfetta Senza Occhiali, riporta tutta la
conoscenza necessaria al lettore per guarirsi da solo usando la luce
sugli occhi, con fotografie dell’epoca in cui si illustra come
guardare il sole a mezzogiorno e come usare correttamente la lente
solare per concentrare i raggi sulla sclera.
L’uso della
luce del sole come pura energia in grado di affrancare l’essere
umano dal bisogno di cibo è una materia affascinante che va ben
oltre i problemi di salute. I casi di cui si ha testimonianza certa
sono molteplici. In Europa, la mistica cattolica Teresa Neumann
(1898-1962) perse la vista in seguito ad un incidente nel 1918, ma
nel
Come guardare il
Sole
Nei casi gravi
di intensa fotofobia, è sbagliato iniziare a guardare direttamente
il sole senza prima aver abituato gli occhi, e la mente, alla luce
del cielo, e nei casi veramente gravissimi anche la luce del cielo è
troppo forte e bisogna abituarsi ad essa osservandola “ad occhi
chiusi” per lunghi periodi di tempo (un’ora o più) seduti
comodamente spalle al sole e avendo cura di dondolare leggermente il
corpo o la testa, rilassandosi.
OCCHIALI DA SOLE
TOSSICI PER
LONDRA (3
giugno) - Fanatici della tintarella attenti agli occhiali da sole.
Se prima proteggendo i vostri occhi vi sentivate a posto con la
coscienza e al sicuro per la vostra salute contro i danni provocati
dal sole sulla pelle, adesso un medico britannico è pronto a far
crollare anche questa certezza. Il nostro cervello infatti ricevendo
una luce meno forte grazie al filtro delle lenti scure manderebbe
dei segnali per far produrre meno melatonina al nostro organismo,
come in presenza di poco sole. Da qui il guaio per la salute. Nel
libro "La sopravvivenza del più ammalato", in uscita domani nelle
librerie del Regno Unito, la dottoressa Sharon Moalem, dopo ricerche
approfondite, parla di un vero e proprio inganno nei confronti
dell'organismo da parte delle lenti da sole: indossando gli
occhiali, infatti, il cervello registra una minore quantità di raggi
solari, e il corpo è indotto a produrre meno melanina (la sostanza
che provoca l'abbronzatura per proteggere la pelle dai raggi
solari): il risultato è che la pelle è meno protetta e aumenta il
rischio di sviluppare il cancro. Questa teoria trae origine da una
ricerca pubblicata sulla rivista scientifica "Journal of
Investigative Dermatology", secondo la quale la luce percepita dagli
occhi attiverebbe la produzione del cosiddetto ormone stimolatore
dei melanociti. «La percezione della luce è fondamentale nello
scatenare il processo naturale di autodifesa dell'organismo nei
confronti del sole», spiega Sharon Moalem al tabloid domenicale "Sunday
Express", pur ammettendo che la percezione ridotta non è l' unica
causa cancro alla pelle. |
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