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D: Molti
sostengono che i rimedi omeopatici sono paragonabili all'acqua
fresca e che pertanto agiscono solo come un placebo.
R:
Quando scoprii l'esistenza dell'Omeopatia, la mia prima
preoccupazione fu quella di dimostrare a me stesso che non fosse un
inganno. La provai allora su di me, poi su dei bambini piccoli e
infine su degli animali. Con queste due ultime prove volevo
escludere ogni effetto placebo: il neonato e l'animale, infatti, non
sanno se stanno assumendo una medicina o una caramella o un cibo
qualsiasi. La sperimentazione su me stesso, comunque, fu quella che
mi colpì di più. La prima dose omeopatica che assunsi fu
Tubercolinum 20Och. Ricordo ancora quella bella giornata
d'agosto in cui il mio normalissimo stato di benessere fu totalmente
sconvolto nel giro di poche ore: mi venne una febbricola molto
fastidiosa con un'astenia così intensa che restai 3 giorni passando
dal letto ad uno sdraio, quasi privo della capacità e della voglia
di compiere una qualsiasi azione (mi conosco sufficientemente bene
per sapere quanto sia difficile tenermi fermo sia fisicamente che
mentalmente addirittura per 3 giorni!). Quella sintomatologia non
era sicuramente un effetto placebo, perché non l'avevo cercata,
non sapevo che sarebbe comparsa, non la volevo e usavo, seppur
inutilmente, tutta la mia forza di volontà per allontanarla ...
anche perché non avrei voluto ammettere a me stesso che tutto
dipendeva dall'assunzione di pochi grani di lattosio che era stato
precedentemente bagnato da una soluzione idroalcolica priva di
molecole perché era stato diluitofino alla 10-400.
A tutti coloro che vogliono esprimere un giudizio sull'Omeopatia
vorrei chiedere prima se l'hanno mai provata seriamente o per lo
meno studiata approfonditamente. Se non l'hanno mai testata di
persona o su altri, il loro giudizio perde di senso e di interesse,
perché non è più un giudizio ma un 'pregiudizio', cioè è un
giudizio dato da uno che non è nella condizione di poterlo dare.
D: Eppure, oggi
ci sono molti Professori universitari che si esprimono negativamente
nei confronti dell'Omeopatia
R: Il
fatto che uno sia un Docente universitario della Facoltà di Medicina
o di una qualsiasi altra branca scientifica non significa che sia
sempre in grado di esprimere giudizi corretti. Anzi, più si sale
nella scala gerarchica più si corre il rischio di essere tentati
dalla presunzione di sapere. Tra i Professori universitari ci sono
molte persone intelligenti, ma non sempre l'intelligenza non
coincide con la sapienza: i veri sapienti si riconoscono molto
facilmente, perché spiccarlo in umiltà e sanno come e quando
esprimersi senza errare vistosamente e questo indipendentemente
dalla loro conoscenza specifica dell'argomento in oggetto.
Comunque sia, il giudizio di uno o più uomini o anche di tutti gli
uomini del mondo non modifica la veridicità di una realtà: se una
verità è tale, non può essere modificata dal giudizio umano.
D: Qual è
l'essenza del metodo omeopatico hahnemanniano?
R:
Hahnemann cercò di elaborare un metodo terapeutico che desse al
Medico la possibilità di aumentare l'energia vitale dell'organismo
(quella forza, cioè, che è capace di agire in una certa persona e di
fargli affrontare una qualsiasi condizione sfavorevole nel modo
migliore possibile esclusivamente per lei) tenendo conto di tutte le
minime distinzioni fra i Pazienti e fra i rimedi (unico modo per
personalizzare la terapia). Hahnemann fondò tale metodo su tre
regole:
a) Prescrizione
del rimedio secondo
la Legge
dei Simili.
b) Somministrazione di una dose minima.
c) Somministrazione di un solo rimedio per volta.
Prescrivere
secondo
la Legge dei
Simili significa, come abbiamo già detto, scegliere il rimedio in
base alla totalità dei sintomi del Paziente (o almeno in base
ai sintomi più singolari, insoliti, caratteristici e sorprendenti,
come diceva Hahnemann). Somministrare il rimedio in dosi ponderali
comportava un aggravamento dei sintomi del Paziente, ma Hahnemann
scoprii che questo problema si poteva risolvere dando il medicamento
in forma molto diluita, una modalità che, tra l'altro, si
rivelò essere anche molto efficace e potente dal punto di vista
terapeutico. La regola di somministrare invece un solo rimedio
per volta fu basata sul fatto che, dato che gli esperimenti
vengono fatti solo con una sostanza, non e né corretto né
scientifico raccogliere i dati in un modo e usarli in un altro e
forse non sarebbe neppure corretto fare delle sperimentazioni con
due o più rimedi insieme o somministrati in tempi diversi, perché
ciò introdurrebbe altre variabili (cioè elementi di effetto non
noto), mentre lo scopo di Hahnemann era proprio quello di eliminare
dalla Medicina procedimenti opinabili e incerti.
Oggi, però, rispetto a questa iniziale impostazione molto precisa e
rigorosa, sono nati modi diversi di impostare una terapia
omeopatica.
D: Quanti sono i
rimedi omeopatici?
R: I
rimedi omeopatici sono circa 3.500, ma di questi solo 500-600 sono
abbastanza conosciuti: degli altri sappiamo ben poco, perché sono
stati poco sperimentati nel soggetto sano. Tutti questi rimedi sono
sostanze appartenenti al regno vegetale, minerale o animale.
Infatti, qualsiasi sostanza può essere usata come rimedio
omeopatico, se viene adeguatamente diluita, dinamizzata e
sperimentata in persone sane.
D: Che
differenza c’è tra diluizione e dinamizzazione?
R: La
differenza sostanziale, al punto che da una soluzione diluita senza
essere dinamizzata forser non si ottiene alcun rimedio omeopatico,
ma solo una diluizione terapeuticamente inefficace o scarsamente
efficace. Mentre la diluizione è l'operazione per cui ad una
sostanza ne viene aggiunta un'altra (di inerte) per diminuirne la
concentrazione, la dinamizzazione è quel processo che consiste nel
far seguire ad ogni diluizione un numero definito di succussioni o
agitazioni del contenitore. Con la succussione l'energia della
piccola parte attiva della soluzione (soluto) viene trasmessa alla
parte rimanente della soluzione (solvente). A parità di diluizione,
maggiore è il numero di succussioni e maggiore pare che sarà la
potenza della soluzione omeopatica (si consiglia un minimo di 20
succussioni per ogni diluizione, ma sarebbe preferibile giungere a
100).
D: Qual è il
modo migliore per agitare il flacone della soluzione omeopatica?
R:
Hahnemann teneva il flacone in mano e lo sbatteva contro un libro
(pare forse la Sacra Bibbia )
appoggiato sul tavolo. Oltre a questo sistema, si può anche battere
il pugno contro il palmo dell'altra mano o contro una propria coscia
mentre la gamba è tenuta un po' rialzata da terra. Ovviamente,
queste sono succussioni artigianali, perché le Ditte omeopatiche si
servono di agitatori meccanici per preparare le soluzioni, ma il
risultato finale non cambia, perché l’efficacia clinica dei due
sistemi di preparazione è sovrapponibile.
D: I rimedi
omeopatici hanno una scadenza?
R:
Sì, tutti i preparati omeopatici hanno una scadenza stampata sulla
confezione. ma questa scadenza ha una valore solo
burocratico-commerciale (oltre ad essere imposta dal Ministero della
Salute come avviene per tutte le specialità farmaceutiche, è anche
desiderata dalle Ditte produttrici perché grazie ad essa molti
consumatori inesperti non usano più il prodotto dopo la data di
scadenza e tendono a gettarlo e acquistarne uno nuovo). In realtà, i
prodotti omeopatici non hanno alcuna scadenza. Sono state testate le
soluzioni omeopatiche usate dallo stesso Hahnemann 200 anni fa e
sono state trovate perfettamente efficaci. La sola raccomandazione,
se si tratta di un rimedio omeopatico in soluzione, è di sbattere
molto bene il flacone prima di versare le gocce.
D: Si possono
dare dei consigli pratici per risparmiare con l'Omeopatia?
R:
Colui che desidera curarsi con l'Omeopatia può sicuramente far
tesoro di alcuni piccoli accorgimenti che gli possono far
risparmiare denaro. Bisogna ricordare essenzialmente due cose e cioè
che il rimedio omeopatico:
a - è stato
ottenuto col metodo della diluizione in soluzione idroalcolica;
b - ad esclusione delle basse dinamizzazioni (sotto il 9-15ch), è
essenzialmente uno stimolo energetico (o più precisamente
elettromagnetico) che viene dato all'organismo.
La conseguenza
logica del primo punto è che quando sta per finire un flacone di una
soluzione omeopatica si può riprodurre il prodotto 'in casa' senza
doverlo riacquistare. E’ sufficiente tenere un po' della soluzione
iniziale (basterebbe avere anche solo 2-3 gocce o l'interno del
contenitore un po' bagnato dal liquido medicamentoso) e aggiungere
alcool a circa 20-30° fino a riempire il flacone all'80% (uno spazio
pari ad almeno il 20% è necessario per permettere al liquido di
essere ben agitato dalle succussioni). Dopo averlo riempito,
infatti, bisogna sbattere bene il flacone (è il requisito più
importante): consiglio di tenere il flacone in mano e sbattere con
forza il pugno contro il palmo dell'altra mano. In teoria bastano
10-20 succussioni, ma la prima volta consiglio di sbatterlo almeno
100 volte, perché più il rimedio viene agitato maggiore sarà la sua
potenza energetica.
Alla fine di questo lavoro, peraltro molto semplice, si ottiene una
soluzione praticamente uguale (solo un po' più diluita e
dinamizzata) a quella che avevamo esaurito e quindi uguale a quella
che si avrebbe avuto acquistando il prodotto in farmacia.
D: Bisogna avere
qualche precauzione particolare per preparare in casa queste
soluzioni omeopatiche?
R:
Oltre a quanto è stato appena detto si possono aggiungere altri tre
consigli:
a - Tutte le
bottigliette usate per contenere la soluzione omeopatica o quelle
usate per la soluzione idroalcolica devono essere perfettamente
sterili. Quindi, o si acquistano bottigliette nuove di volta in
volta (si trovano in farmacia o nei negozi di articoli sanitari) e
si lavano molto bene prima di usarle, oppure si riutilizzano quelle
di altri prodotti omeopatici, ma solo dopo averle ben lavate in
acqua corrente e averle fatte bollire qualche minuto, perché anche
minime tracce di altre sostanze interferirebbero con il prodotto
omeopatico alterandone l'effetto terapeutico. Il lavaggio in acqua
corrente (mi raccomando che sia solo acqua, senza detergenti di
qualsiasi tipo) serve ad asportare la parte materiale della sostanza
precedentemente contenuta nel flacone e rimasta adesa alle pareti,
mentre l'ebollizione serve ad annullare la traccia elettromagnetica
della medesima sostanza che inquinerebbe quella che desideriamo
preparare.
b - Se non si
utilizza il flacone del prodotto omeopatico originario e si vogliono
preparare ulteriori dinamizzazioni del rimedio, consiglio di
acquistare bottigliette in vetro da 20 ml con contagocce in vetro
inserito nel tappo (raccomando che non ci sia plastica perché a
lungo andare inquinerebbe la soluzione) oppure delle provette in
vetro da 10 ml con tappo (questo può essere anche in plastica perché
non viene a contatto continuo con la soluzione) oppure si
riutilizzano quelle di altri prodotti omeopatici, ma solo dopo
averle trattate come descritto al punto precedente.
c - Va ricordato
che ad ogni dinamizzazione il prodotto omeopatico acquista una
potenza maggiore e, se la diluizione è stata eseguita con la
proporzione dell'1% (1 parte della soluzione iniziale e 99 parti di
soluzione idroalcolica), il rimedio ottenuto avrà 1ch in più.
Quindi, se prima avevamo un rimedio alla 30ch, ora lo avremo alla
31ch. Questa variazione non modifica sostanzialmente l'effetto
terapeutico, anzi è desiderabile.
D: E se il
rimedio iniziale non è un unitario?
R:
Nel caso si voglia ripristinare una soluzione omeopatica costituita
da una miscela di rimedi (il cosiddetto 'complesso omeopatico')
bisogna ricordarsi di non diluirla troppo, perché si correrebbe il
rischio di perdere l'effetto terapeutico. Infatti, più si diluisce
il rimedio, più si perde l'azione locale e più si potenzia la sua
azione profonda, un'azione però (quella profonda) che si esplica
solo nelle persone sensibili a quel prodotto in rispetto alla legge
di similitudine (se c'è una similitudine tra persona e rimedio, il
secondo può curare la prima, ma se questa similitudine manca,
mancherà anche l'effetto terapeutico). Quindi, diluendo
ulteriormente i complessi omeopatici si rischia di perdere il loro
effetto sintomatico (che è il solo che possono dare).
D: Dove si
acquista o come si prepara la soluzione idroalcolica?
R:
L'alcool etilico a 30' (cioè al 30%) ha una gradazione standard
sufficiente per permettere una buona conservazione del prodotto, ma
se la soluzione deve essere usata da un bambino si può benissimo
usare alcool a 10° o anche solamente acqua (se si pensa che la
soluzione non debba essere conservata per più di 6-7 giorni). Queste
soluzioni alcoliche possono essere acquistate in una qualsiasi
farmacia ma, volendo risparmiare ulteriormente, specie se si crede
di rame ancora uso e di necessitare quindi di quantitativi maggiori,
si può acquistare una bottiglia di alcool etilico 95° (si trova nei
negozi di alimentari o nei supermercati) e si prepara di volta in
volta il quantitativo preferito di soluzione idroalcolica nel
seguente modo: per ottenere una soluzione a circa 30° si mescolano 3
parti di alcool puro (95°) e 7 parti di acqua, mentre se si desidera
preparare una soluzione idroalcolica a circa 10° basta mettere 1
parte di alcool 95° e 9 parti di acqua. In teoria, l'acqua dovrebbe
essere distillata o deionizzata, ma se non si ha la pretesa di
preparare molte diluizioni scalari progressive. basta anche la
comune acqua naturale.
D: Fin qui è
stato spiegato come preparare in casa una soluzione omeopatica
partendo da un prodotto liquido. Ma come deve fare una persona che
ha il prodotto in grani?
R: E’
molto semplice. Basta mettere 3 grani grandi oppure circa 20
granellini piccoli (quelli delle monodosi) in una bottiglietta
sterile da 20-30 ml con un po' d'acqua e lasciarli sciogliere (i
grani di lattosio si sciolgono facilmente in acqua, mentre si
sciolgono lentamente e difficilmente nelle soluzioni idroalcoliche,
specie se concentrate). Quando i grani si sono sciolti, si aggiunge
l'alcool a 30° e si sbatte bene il flacone per circa 100 volte. In
questo modo si ottiene un rimedio omeopatico esattamente uguale a
quello che si sarebbe acquistato in farmacia. La dinamizzazione è di
circa 1 unità maggiore a quella che avevano i grani usati.
D: Ritornando ai
consigli per risparmiare con l'Omeopatia, si può aggiungere altro?
R:
Dato che il rimedio omeopatico è essenzialmente uno stimolo
energetico, dato che l'energia è relativamente influenzata dalla
quantità del substrato che la veicola e dato che l'informazione
energetica di anche 1 solo grano viene trasmessa a tutta l'acqua in
cui viene sciolto, credo si possa risparmiare anche sul numero di
grani che si è soliti somministrare ad ogni somministrazione. Ci
sono Omeopati che sono soliti consigliare l'assunzione orale di 2
granuli per volta, altri che consigliano 3 grani e altri ancora 5 o
più grani. Per quanto riguarda i globulini dei tubetti monodose,
alcuni Omeopati consigliano tutto il tubetto in un'unica
somministrazione, altri ne consigliano una piccola parte per volta.
In conclusione, ritengo che somministrare 2 o 10 grani grandi,
oppure 30 o 200 globulini piccoli non cambi molto il risultato
finale (ad eccezione dei soggetti ipersensibili) e credo pure che lo
stesso valga per le gocce: darne 5 o darne 30, di solito, non cambia
granché. Come abbiamo già detto, quello che veramente conta ai fini
terapeutici è eventualmente la ripetizione della somministrazione,
più che la quantità della medesima. Comunque, dato che è importante
anche avere un minimo di 'superficie di scambio', tra rimedio
omeopatico e organismo ricevente, se il numero dei granellini è
troppo esiguo e il Paziente non è un bambino piccolo, per assicurare
e quindi potenziare l'effetto terapeutico può essere molto utile
sciogliere i grani in un po' d'acqua e berla piccoli sorsi: ogni
sorso svolgerà l'effetto di circa 3 grani.
D: Qual è allora
la posologia più corretta?
R:
Tutte le posologie suddette vanno bene e trovano la loro
giustificazione negli intenti che l'Omeopata desidera raggiungere e
nelle caratteristiche del Paziente. Resta comunque valido quanto è
stato poco sopra affermato e cioè che quello che più conta è il
numero delle somministrazioni. Per esempio, se in una patologia
acuta il Medico consiglia di assumere un prodotto 5 volte al giorno.
si può optare tra due possibilità:
a - prendere un
minimo di 2-3 grani per volta per 5 volte al giorno, oppure
b - mettere 3
grani in mezzo bicchiere d'acqua, lasciarli sciogliere, mescolare il
tutto con un oggetto non metallico (oppure travasare l'acqua da un
bicchiere ad un altro rovesciando l'acqua dall'alto in modo da
scuoterla) e poi assumere la soluzione in 5 somministrazioni
quotidiane, meglio ancora se si rabbocca di volta in volta con nuova
acqua la parte che viene bevuta (in modo da variare sempre la
diluizione della soluzione medicamentosa).
Quest'ultimo sistema, che era quello praticato dai Maestri del
passato, è sicuramente il più logico, il più corretto (perché, come
raccomandava Hahnemann. permette di ripetere la dose variando di un
po' la diluizione) e risulta anche essere il più efficace e il più
economico (perché si consuma un numero veramente piccolo di grani).
L'acqua in cui sono stati sciolti i grani può essere usata anche per
2-3 giorni, se si ha l'accortezza di scuoterla bene prima di ogni
assunzione.
Dottor Roberto
Gava, specializzato in cardiologia, farmacologia clinica e
tossicologia medica.
Tratto dal libro “Approccio
metodologico all’Omeopatia” |